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Utente: Faber01
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Città di nascita: Ginevra
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martedì, 27 febbraio 2007
Categoria:
Titolo:

Una fiammella accesa quasi per gioco.
Da lontano.
Si alimenta quotidianamente,
con carbonella fatta di parole e sogni.
E scioglie come neve al sole
i fantasmi del passato.
Mattone dopo mattone,
i muri crollano.
Le difese si abbassano.
Per dar spazio al sentimento,
puro,
libero di bruciare.
Il fortino è quasi conquistato.
Messo a ferro e fuoco.
Un fuoco forgiato dal destino,
tanto forte quanto insicuro. 
Qualcosa lo rende magico.
Qualcosa di te.
Sbaglierò,
ma gli errori fanno parte delle imperfezioni della vita,
ci vengono consegnati alla nascita.
In grandi quantità.
La rendono bella, imprevista
e alla fine ti rendi conto che
non è così male essere umani.



Musica: Anthony David - Something about you.


PS: lo so che gli originali sono sempre meglio delle cover, ma questa versione, rispetto a quella del 1986 dei Level 42, è più sensuale ed elegante. Più adatta a questo post. Spero vi piaccia.


Scritto da Faber01 alle ore 19:07 || commenti (14)
venerdì, 23 febbraio 2007
Categoria:

Una volta i credenti più devoti andavano in pellegrinaggio. Le loro mete erano tante. I miei nonni, ad esempio, mi raccontavano di essere stati spesso al Divino Amore a piedi. Uno dei 4 è andato per ben due volte a Lourdes. Lo stesso ha fatto mia madre. E ricordo con ammirazione quanto mi abbia colpito la storia del cammino che si fa per arrivare a Compostela, in Spagna, leggendo il libro di Paulo Coelho intitolato "Il cammino di Santiago". Non ho mai vissuto una esperienza del genere, però mi ha sempre affascinato sentirne parlare.

Per i giovani d'oggi, abisso cosmico di ignoranza rispetto alla generazioni passate di fenomeni, i luoghi di culto sono altri. I party esclusivi per alcuni, i centri sociali per altri. Ma non solo. Uno dei santuari del nuovo millennio ha un nome e un luogo di residenza: il famosissimo "Pippo", a Tivoli. Chi non è di Roma si starà chiedendo "E chi cazz'è sto Pippo? E che fa a Tivoli?"... Tranquilli, non siete soli. Fino a ieri sera anche io mi facevo la stessa domanda. A cui ora ho una risposta.

Pare che, già da qualche tempo, il sor Pippo sia il "paninaro" più amato della provincia romana. Così, dopo una corte spietata, cedo alle richieste dei miei amici e acconsento a farmi inizializzare al rito del suo panino. Mi avvertono che l'impresa non è facile e richiede una buona dose di autocontrollo. Si perchè bisogna aspettare l'orario di apertura, non proprio normale: le 23!
 
Quindi, armati di pazienza e nervi saldi per non cedere alle tentazioni della fame, una decina di noi, amici-colleghi, abbiamo deciso di affrontare la ventina di km che ci separano dalla cittadina laziale e ci diamo appuntamento verso le 20 fuori dai cancelli della società per cui lavoriamo. C'è aria di festa, non la provavo da tanto. Mi sento come il bambino che sta per partire per una gita di classe.

La notte, ma soprattutto la fame, divorano i km della Tiburtina. Una volta arrivati il più è fatto, manca solo qualche minuto all'orario di apertura. Lo stomaco emette strani gorgheggi. Il prossimo passo saranno i crampi... Resistere comincia a diventare impossibile. Soprattutto perchè poco distante c'è un'insegna luminosa che è più invitante delle sirene per Ulisse. Una "piadineria". E' aperta, e il sulla porta, il proprietario ci guarda con un ghigno di chi si fa beffa della sofferenza altrui misto alla richiesta di andarlo a trovare. Davanti alla saracinesca abbassata di Pippo c'è già un sacco di fila... La tentazione è forte. Ma ci facciamo forza a vicenda e resistiamo. L'ora x finalmente arriva e in men che non si dica il negozietto si riempie di gente. Il tempo di un batter d'occhi e davanti a me c'è il delirio.

Arrivo alla cassa con difficoltà e la prima cosa che mi stupisce è la pacatezza della signora che distribuisce fogli di carta numerati come fossero santini, incurante della ressa di persone che le si agitano davanti. La seconda è il mio numeretto, scritto nello scontrino. Ho il 68! Questo significa aspettare ancora. Il tempo passa e, intorno alle 23.40, piano piano, arriva il mio turno. Mi piazzo davanti al bancone come un bambino davanti alla vetrina di un negozio di dolci. Vedere come Pippo confeziona il panino vale da solo il viaggio e l'attesa. Quelle mani, attaccate ad un omaccione rozzo, smistano i condimenti con la grazia e la leggerezza di una ballerina classica che si muove sulle punte... I gesti sono armoniosi. "Impastare" l'insalata, far volteggiare in aria le bottiglie di olio, tutto sembra poesia... Un sogno... Ma forse sono solo gli effetti della fame. Comincio a sognare ad occhi aperti: il negozio diventa un enorme distesa deserta e io inseguo il mio panino tra le dune di sabbia cocente, rinfrescato solo dai rigagnoli di bavetta che mi scendono dalle labbra... Vengo riportato alla realtà dal modo con cui i carciofini cambiano forma sotto la mano possente dell'omone. Sottilette di carciofo, che andranno ad aumentare lo strato di "porcherie" tra le fette di pane.

Alla fine entro in possesso del tanto agognato "super-pippo", sfilatino ipercalorico dalle fattezze giunoniche! Faccio fatica ad addentarlo per quanto è alto, ma piano piano, al freddo della notte tiburtina, anche questa prova viene brillantemente superata. All'insegna della goliardìa e del divertimento. Si è fatta l'ora di rientrare alla base. Con il mega panozzo intenzionato ad agitare i nostri sonni. Non ci riuscirà.

Per darvi una minima idea di quello che ho vissuto, ho trovato questo video su youtube:

Musica: Pet Shop Boys - Paninaro (Italian Remix).


Scritto da Faber01 alle ore 17:11 || commenti (14)
venerdì, 16 febbraio 2007
Categoria:

La notte ha appena preso il posto di un pomeriggio interminabile, ricco di soddisfazioni. Eppure qualcosa... Qualcuno ha deciso che la giornata non sarebbe stata perfetta.

Lei è una bella ragazza, un'ottima biologa. Amante del suo lavoro. Amata da tutti. Stimata, ammirata e invidiata dai suoi colleghi. Ha successo nel lavoro e nella vita. A San Valentino ben 3 mazzi di fiori. Tutti senza la firma del mittente. 

Lui è il suo diretto responsabile. Uomo maturo, colto, con il fiuto per le decisioni sbagliate. Nel lavoro e nella vita. Uno dei 3 ammiratori segreti. L'unico ad aver accompagnato il suo gesto con un bigliettino, anche se anonimo.

Lei raccoglie applausi a scena aperta. Conquista la platea con la sua conferenza studiata nei minimi particolari, con la sua abile arte oratoria. Lui la spia di nascosto, visibilmente geloso del suo successo, da mesi bramoso del suo corpo.

A cena si ritrovano allo stesso tavolo. Posti vicini. Come se fosse una clamorosa coincidenza. Non lo è. Mangiano uno accanto all'altra. Lui, godendo del successo ottenuto dalla sua pupilla prediletta. Lei visibilmente a disagio. Arrivano l'antipasto e poi il primo. Lei, palesemente infastidita dagli occhi di lui sempre addosso, si alza per andare a fumare una sigaretta. Per staccare un attimo da quella situazione divenuta insostenibile.

Lui pensa che sia il momento giusto per sferrare l'attacco decisivo. La raggiunge in terrazza. 

Inizia a parlarle con una scusa banale, le fa i complimenti per la sua presentazione. Poi indugia, il suo volto si fa serio. Le chiede se le sono piaciuti i fiori. Ora è il volto di lei a farsi serio. Preoccupato. Come a presagire la sciagura. Lei capisce. Lui la guarda in silenzio e poi, come un cobra dopo aver studiato la preda, le salta addosso tentando di baciarla.

Lei è sbigottita, si sposta, si allontana di qualche metro. Comincia a tremare. Gli occhi lucidi. Non le escono le parole. Decide di rientrare. Li fuori non è più al sicuro. Lui resta immobile per qualche attimo. Forse capisce, si rende conto del suo gesto scriteriato. Poi torna al tavolo e si siede accanto a lei, che, in silenzio, si sforza di trattenere le lacrime. Lui tenta un gesto, prova ad attirare l'attenzione toccandole un braccio. Ma lei senza guardarlo lo allontana.

Forse lui vuole chiedergli scusa. Lei non ce la fa a stare lì seduta, a far finta di niente. Sta per esplodere davanti a tutti. Resiste. Esce di nuovo, tira fuori il cellulare dalla borsetta e chiama una voce amica. Il morale è a terra. Il mondo sembra crollarle addosso. Cerco di farle coraggio. Provo a trattenere la rabbia e, con tutta la scemenza di cui sono capace, faccio tornare il sorriso sul viso... Non è stato facile. E so che durerà poco stasera. Cerco di distrarla con mille frasi che parlano di noi. Si è fatto tardi. Lei deve tornare a casa. Io vorrei avere per le mani quel gentiluomo, così egoista da non pensare alle conseguenze del suo gesto insano, ma devo assolutamente dormire qualche ora. La sveglia non da scampo, nemmeno ai giustizieri da sogno come me.

Buonanotte piccola. 

 

You better love loving
you better behave
You better love loving
you better behave
Woman in Chains
Woman in Chains

Calls her man the Great White Hope
Says she's fine, she'll always cope
Woman in Chains
Woman in Chains

Well I fell
lying and waiting is a poor man's deal
And I feel
hopelessly weighed down by your eyes of steel
Well, it's a world gone crazy
Keeps Woman in Chains
Woman in Chains
Woman in Chains

Trades her soul as skin and bone
Sells the only thing she owns
Woman in Chains
Woman in Chains

Men of Stone
Men of Stone

Well I feel
deep in your heart there are wounds time can't heal
And I feel
somebody somewhere is trying to breathe
Well you know what I mean
It's a world gone crazy
Keeps Woman in Chains

It's under my skin
but out of my hands
I'll tear it apart
but I won't understand
I will not accept
the Greatness of Man

World gone crazy
Keeps Woman in Chains

So Free Her
So Free Her

Musica e parole: Tears For Fears - Woman in chains.

 



Scritto da Faber01 alle ore 03:57 || commenti (9)
sabato, 10 febbraio 2007
Categoria:
Titolo: Chissà...

Ho fatto una passeggiata per Grottaferrata l'altra sera. Sebbene la "frequenti" spesso, per andare a trovare i miei genitori, era tanto che non la attraversavo a piedi. Lì ho lasciato alcuni amici, ma soprattutto i ricordi della mia infanzia più recente. Viette e sentieri che mi hanno visto crescere. Quasi senza accorgermene, perso in mille pensieri, mi sono trovato davanti ad un cancello che da piccolo conoscevo bene. Quello dell'oratorio della mia parrocchia. Mi sono fermato a guardare dentro. E subito la mente si è riempita di immagini, di colori, di profumi e di suoni. I pensieri hanno lasciato spazio ai ricordi che raffioravano con veemenza, quasi a voler scavalcare quel cancello. Quante partite a pallone e quante cadute: le mie ginocchia hanno assaggiato ogni centimetro del cemento di quel campetto. Pomeriggi passati intorno al tavolo da ping-pong. La fila per giocare a biliardino, il calcio-balilla come dicono al nord. Era un posto vivo quello. Pieno di gente. Tanti amichetti e qualche bulletto pronto a fare dispetti. Le bambine sugli spalti a fare il tifo e sugli scivoli a far svolazzare le loro gonnelline innocenti. Era un posto sano quello. Dove i genitori ti lasciavano andare volentieri: varcata quella soglia era come avere l'immunità. Non poteva succederti niente. Loro, mamma e papà, lo sapevano ed erano contenti. Era il posto giusto per crescere bene quello. Senza l'incubo della droga e dell'inciviltà. Il parroco che ogni tanto usciva dal suo ufficio/mini-bar a controllare che tutto fosse a posto, come un vigile urbano, era una sicurezza ulteriore per la nostra incolumità. I miei occhi di bambino se lo ricordavano grande, immenso, quel posto.

Oggi, i miei occhi di adulto lo vedono nelle sue dimensioni reali. Niente di che. Assomiglia ad una landa desolata. Ad una città bruciata dopo che un'orda di barbari l'ha rasa al suolo al loro passaggio. Sebbene i cancelli si schiudano toccandoli , non c'è nessuno dentro. Ne un bambino, ne il parroco di turno. Un oratorio fantasma. Degno dei migliori film western. Spento. Buio. Mancano solo i cespuglioni di rovi che rotolano col vento.

Mi sono reso conto che oggi l'oratorio non va più di moda. Colpa della chiesa che allontana. Dell'educazione di genitori troppo "moderni". I bambini (o mini-adulti) il sabato pomeriggio vanno in discoteca, la domenica allo stadio. Altrochè! Quasi maggiorenni, poi, penseranno a drogarsi. A violentare coetanee. A fare sesso a scuola e riprendere la scena col telefonino. A sfasciare bagni e monumenti. Ad organizzare guerriglie urbane.

Mi vengono in mente i recenti fatti di cronaca nera. Forse, se quel diciassettenne che ha inferto il colpo mortale al povero Commissario Raciti, a Catania, avesse passato un po della sua infanzia all'oratorio, ora avremmo un morto in meno da piangere. Forse.

 

Musica: Maysa Leak - Can we change the world.



Scritto da Faber01 alle ore 19:31 || commenti (5)
giovedì, 08 febbraio 2007
Categoria:

Lo so che ho già immaginato l'amore prima d'ora
e come potrebbe essere con te
Mi farà star male? Mi farà veramente star male?
Come si fa ad avere un giorno senza la notte?
Sei il libro che ho aperto
ed ora devo saperne molto di più
La curiosità di un tuo bacio potenziale
mi crea malessere nella mente e nel corpo
Mi farà star male? Mi taglierà veramente così tanto?
Come si fa ad avere un giorno senza la notte?
Sei il libro che ho aperto
ed ora devo saperne molto di più
Come un'anima senza mente
In un corpo senza un cuore
Mi manca tutto in ogni parte

Musica e parole: Massive Attack - Unfinished sympathy



Scritto da Faber01 alle ore 14:20 || commenti (6)
martedì, 06 febbraio 2007
Categoria:

Eccomi qua, appena tornato da Londra e già "fully immerged" (forse dovrei dire submerged, ma questa è un'altra storia) nella vita di sempre, tra problemi di lavoro, amici e luoghi virtuali.

Non so perchè, ma arrivare a Londra significa per me provare emozioni che a Roma restano sopite, da qualche parte, nella scatola dei miei sentimenti. Ogni volta. Appena salgo sul treno che da Stansted porta a Liverpool street, vengo risucchiato in un vortice di pensieri, ricordi e anche piccoli momenti di nostalgia per una vita che non tornerà più e che io stesso ho deciso di abbandonare. Londra mi ha dato tanto, mi ha fatto crescere. E io la ripago con la promessa di tornare a trovarla appena posso.

Stavolta, a parte il solito giro "turistico", d'obbligo per un paio di amici che non c'erano mai stati, ho scoperto una zona nuova: Putney. Sulla direttiva per Wimbledon, è un quartiere molto carino e soprattutto molto vivo di notte. Ho visto bei locali, ma soprattutto ho incrociato solo bella gente. Cosa più unica che rara quando, verso le 23, gli inglesi si riversano in strada e nelle metro per tornare a casa (chissà come e in quale stato), dopo aver lasciato un altro pezzetto di fegato nel pub di turno.

Il posto che però mi emoziona di più in assoluto è Camden Town.

Appena si esce dalla metro si avverte il cambiamento di "clima": si respira aria nuova, diversa, quasi surreale. Ci si imbatte in personaggi strani. Si entra nel mercatino e subito si viene catapultati in un mondo parallelo, fatto di punk, cyber, gothic e fetish "style", di abbigliamento assurdo, di oggetti improponibili, di tutto ciò che è estremo. Un museo etnic-uman-psichedelico senza rivali in tutto il globo terraqueo. E' un posto che stimola la curiosità e la fantasia. C'è confusione, non si riesce a trattenere lo sguardo su un punto per più di qualche secondo. Tutto gira ad una velocità esagerata, in modo frenetico e vorticoso. Ogni tanto si ha la necessità di fermarsi un attimo per riprendere fiato, per realizzare dove si è andati a finire. Per bere una birra e scegliere in quale chiosco mangiare: cinese, giapponese, messicano, italiano (e chi si fida di prendere la pizza qui!). C'è di tutto. Finita la pausa, si riparte, di nuovo dentro il marasma, nei labirinti dei locks, tra ostacoli umani e oggetti feticci. 

Ogni volta che torno da Londra e da Camden Town mi sento più ricco dentro. Più vivo. Più cittadino del mondo. Ed è una sensazione che mi piace. Peccato solo che tutto questo venga sempre rovinato, ad ogni atterraggio, dagli applausi liberatori di provincialissimi passeggeri italiani (piccoli borghesi).

 

Dovendo tradurre in musica quello che vi ho appena descritto, non riesco a trovare un brano migliore di questo.

Musica: Chemical Brothers - The Private Psychedelic Reel.



Scritto da Faber01 alle ore 17:11 || commenti (14)
giovedì, 01 febbraio 2007
Categoria:

E pure stavolta, alla fine, il momento è arrivato. Si parte!!

Da quando sono tornato (chi mi legge assiduamente sa che ho abitato 2 anni e mezzo a Londra; chi non lo sapeva adesso lo sa; chi non passa di qui invece non lo saprà mai! ) dalla mia esperienza nella terra d'Albione, quasi 8 anni fa (31 agosto 1999), sistematicamente, ogni anno ci torno almeno una volta. Rivedo la città, gli amici con cui sono in contatto, torno nei posti in cui ho lasciato un pezzetto di cuore. Passeggiare lungo il Tamigi partendo dall'Hammersmith Bridge. Guardare gli scoiattoli rincorrersi nel parco di Richmond. Girare come un forsennato tutti i "music shop" del centro alla ricerca di cd particolari, magari inediti da noi. Assaporare di nuovo la pazzia e l'anarchia di Camden Town. Applaudire i tanti artisti da strada a Covent Garden. Mangiare il pollo Cajun nel mio pub preferito.

Domani, a quest'ora, avrò già fatto alcune di queste cose. E non sto più nella pelle. L'ansia sale. Ci hanno provato in tutti i modi a guastarmi questa attesa. A livello personale e a livello professionale. Ma il momento è comunque arrivato.

Londra chiama, io vado!

 

A lunedi. Buon weekend a tutti!

Musica: The Clash - London calling.



Scritto da Faber01 alle ore 15:13 || commenti (16)