Nome: Fabrizio Città di Residenza: Roma Città di nascita: Ginevra Data di nascita: 14 Marzo 1972 Colore preferito: azzurro Numero preferito: 14 Profumo: L'eau d'Issey - Issey Miyake
Le mie tende arancioni
Il mio iPod nano 8Gb nero
La libertà
La musica (in tutte le sue forme)
L'indipendenza
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Girare in macchina
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La maleducazione
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L'ipocrisia
Chi mi fuma in faccia
Chi attacca il tel mentre parlo
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Greg Iles - La regola del buio
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Joel N. Ross - Il segreto della doppia croce
Javier Sierra - Le porte dei templari
Clive Prince - La rivelazione dei templari
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E così, anche quest'anno ci siamo. E' di nuovo Natale. Con tutti gli annessi e i connessi. Ma questo non sarà un altro post contro questa festa. Pur non amando particolarmente il rito commerciale che si è venuto a sostituire al vero significato della natività, mi adeguo, cercando di passarlo nel modo migliore possibile...
BUON
NATALE
A
CHI
AMA
DORMIRE
MA SI SVEGLIA
SEMPRE DI BUON
UMORE. A CHI SALUTA
ANCORA CON UN BACIO. A
CHI LAVORA MOLTO E SI DIVERTE DI
PIU'. A CHI VA IN FRETTA IN AUTO, MA
NON SUONA AI SEMAFORI. A CHI ARRIVA
IN RITARDO MA NON CERCA SCUSE. A CHI SPEGNE
LA TELEVISIONE PER FARE DUE CHIACCHIERE. A CHI HA UN
SORRISO PER TUTTI ANCHE QUANDO NON HA NULLA DA SORRIDERE
A CHI E' FELICE IL DOPPIO QUANDO FA A META'. A CHI SI ALZA PRESTO
PER AIUTARE UN AMICO. A CHI HA L'ENTUSIASMO DI UN BAMBINO
MA PENSIERI DA UOMO. A CHI VEDE NERO
SOLO QUANDO E' BUIO.
A CHI NON ASPETTA NATALE
PER ESSERE
PIU' BUONO
Tanti auguri a tutti quelli che sono passati e passeranno da queste parti, da me ed Annika!
Ci si rilegge tra qualche giorno!
PS: Quando vi sieti stufati di guardare Annika, cliccate col tasto destro sul video e premete STOP.
Non riesco a dormire. Non ho mai sofferto di insonnia, anzi. Ma stasera c'è traffico di pensieri nella mia mente ed i semafori soliti non bastano. Quando ti servono, poi, i vigili non ci sono mai.
Mi alzo, devo distrarmi. Accendo il portatile: mi ritrovo, per caso o per volere del destino, in una stanza. Senza tetto. Si, devo essere finito nel famoso "Cielo in una stanza". Non conosco il posto. Ma non ho paura, mi sento a mio agio, le sensazioni che trasmette mi piacciono. Davanti a me un divano largo, di pelle bianca. Sopra un libro chiuso. Accanto ci sono un impianto hi-fi e qualche cd. Alle pareti tante foto. Mi guardo intorno. Le osservo. Provo invidia per i fotografi che hanno potuto cogliere i particolari di quel volto così dolce, di quelle espressioni a volte allegre ed altre maliconiche.
Mi metto comodo, disteso sul divano di pelle bianca. Appoggio la testa ad un bracciolo. Accavallo le gambe ed apro il libro. Un libro d'amore della collana Harmony. Più enigmatico forse, senz'altro più vero. Per questo più affascinante. Inizio la lettura dall'ultima pagina, ma solo per ripercorrere i racconti dei suoi giorni in ordine cronologico. Vengo rapito all'istante da un vortice di sensazioni piacevolissime.
Scorrono le pagine ed ecco la prima scoperta: il personaggio principale si identifica in una stella. Ma non in una qualunque: la stella guerriera, una delle più brillanti e splendenti, la spalla occidentale della costellazione di Orione. Secondo la mitologia, i romani pensavano che avesse il potere sovrannaturale di riuscire ad infondere coraggio ai guerrieri e guidare i loro cuori in battaglia. Con una controindicazione. La stella pretendeva qualcosa in cambio: pare che riuscisse ad attrarre cuori e menti e ad imprigionarli su di se. Posso assicurarvi che funziona. L'ha fatto anche con me. Forse è lo scotto da pagare per essermi imbattuto nel suo piccolo mondo. Più o meno come Ulisse, quando si trovò a resistere al fascino delle sirene.
Comincio a conoscerla un pò. Mi piace il suo modo di affrontare la vita, la tenacia con cui ottiene le cose, la sua grande passione (che poi è anche la mia) che la porta a diffondere le sue opere d'arte nell'etere. Che sia attraverso una radio o delle semplici casse acustiche appoggiate sulla sabbia non importa. La musica, da queste parti, la fa da padrone, ci sono note in ogni angolo del racconto.
All'improvviso mi ricordo dell'impianto hi-fi accanto a me. E dei cd. Con un'occhiata veloce cerco quello giusto. Allungo un braccio e lo infilo nel lettore (il cd non il braccio! nda). Subito l'atmosfera si scalda. Un greatest hits di Jimi Hendrix. Rock d'annata, crudo, semplice. Ma che da calore, proprio come i capitoli che scorrono sotto i miei occhi. Si, ora, con il sottofondo, la lettura acquista un senso.
Divoro le pagine con i denti dell'anima. Scopro nuovi dettagli. Sembra proprio che abbia a che fare con una signora di altri tempi, venuta dal passato. Non ama le invidie e le gelosie tipiche delle donne, odia borse e scarpe. Mi piace anche per questo. Affronta la vita a viso aperto, da vera guerriera, come le impone il suo alter ego. Combatte "per la propria vittoria, e non per la sconfitta altrui". [...] "Non conosce invidia nè vendetta, perchè non gli arreca giovamento nulla che non sia la sua felicità". Perchè ha deciso di vivere e non di sopravvivere. Con classe. E' stata capace di vincere un nemico fortissimo: la solitudine. Le ha voluto bene, l'ha cresciuta come una parte di se. Ed è riuscita a non averne più paura. In modo semplice: convivendoci.
A prima vista diresti che è invincibile, ma, purtroppo, non lo è. Ha il suo tallone d'Achille: l'amore. Quando subisce un torto o una delusione fugge dalla realtà, torna bambina, si chiude nel paese delle meraviglie a leccarsi le ferite, a prepararsi per il ritorno sulle scene, più combattiva che mai. Mi emoziono leggendo la sua forza esteriore contrapposta alla fragilità del suo cuore. La sua voglia di amare, che, per le sofferenze, ricorda la mia.
Tra il sogno e la realtà, arrivo all'ultima pagina. Mi sforzo di non crollare subito, cerco di trattenere le sensazioni e le emozioni racchiuse in quella stanza. Mi rendo conto che lei è la donna che ho sempre sognato. E che mai avrò. Troppo lontano io dal suo concetto di bellezza, di uomo ideale. Lontano circa 250 anni luce, la stessa distanza che intercorre tra la sua stella e la terra. E non sarà salendo sul suo tetto con in mano una tazza di the o una chitarra, che riuscirò a conquistare un pezzetto del suo cuore. No, io no. Non sono "fiko" e non porterò mai il collo del maglione al naso con le mani. No. Io no. Per fortuna non sono nemmeno uno stronzo. Ci ho provato ad esserlo. Ma non ci riesco. Carattere.
La musica finisce. Lo stereo si spegne automaticamente. L'atmosfera magica svanisce, però il tepore mi rilassa. Alzo gli occhi al cielo. La vedo. Mi vede. E mi strizza l'occhio. Ma si, stanotte dormo qui. Su questo divano di pelle bianca. In questo cielo in una stanza, che qualcuno tempo fa chiamò Electric Ladyland.
In una settimana è stato fischiato in piazza a Roma, fischiato all'ingresso del Motorshow di Bologna e dentro i padiglioni della manifestazione motoristica. Ovunque vada raccoglie dissensi e improperi. Ma lui, il mortadellaro Prodi, ancora si ostina a parlare di propagandisti, di pochi maleducati e di contestazione organizzata. A far finta di niente. A pensare che il paese che sta portando alla distruzione va alla grande. L'Italia non lo vuole, lui non vuole mollare il suo posto, raggiunto non si sa come, difeso con le unghie. Evviva l'Italia!
Non che il suo predecessore sia stato meglio... Però, che vergogna!
Ve la ricordate la pubblicità della Telecom in cui Massimo Lopez davanti al plotone d'esecuzione diceva "Una telefonata allunga la vita"?
Sarà che sono passati 10 anni da allora, ma io stamattina quella telefonata avrei fatto proprio a meno di riceverla... Avrei volentieri corso il rischio di dover morire qualche giorno prima.
Ed invece... All'alba della sveglia, dopo aver giocato a pallone con Morfeo tutta la notte, in un campetto fatto di nuvole e sogni, ecco che dal passato riemerge un nome, una voce. Torna l'artefice del dolore più cocente, quello più recente. Guardo il display del cellulare... Metto a fuoco la vista... Lo riguardo. No, non mi sto sbagliando. E' proprio lei... Ma non può essere. Non ci sentiamo da mesi. Non mi cerca da quando ha trovato in un altro quello che pensava potessi darle io. Cosa vorrà da me?
Penso ad uno squilletto senza senso, ma l'angoscia del trillo mi fa desistere dal pensiero. Non faccio in tempo a rispondere che vengo innondato da un torrente di lacrime... Lacrime di coccodrillo penso... O forse lacrime sincere...
Per un attimo non ho potuto fare a meno di ghignare mentalmente nel sentirla così, nel veder rovesciata una situazione che tante volte mi ha visto protagonista. Ho pensato che allora una giustizia divina c'è.
L'istinto mi spinge a gridarle contro...
che le parole hanno un cuore,
che non si può dire qualcosa senza pensarla,
che non si possono tenere appesi pensieri come i panni su di un filo invisibile,
che non è giusto,
che le ho scritto una lettera che non le darò mai e che non rileggerò per nessuna ragione al mondo.
Una lettera figlia di una notte insonne passata ad tormentare il cervello e i due cuscini del mio povero letto vuoto. Scritta di getto nel momento in cui è maturata in me la convinzione che fosse ormai inutile sperare.
In un batter d'occhio, però, la ragione e il cuore (ma non più il sentimento) hanno avuto la meglio. E mi sono sciolto. Perchè non ci riesco ad essere stronzo. All'improvviso ho sentito il calore delle sue lacrime sulla mia guancia, sulla mano. Un pianto prima isterico, poi composto. Infine, la classica soffiata di naso che porta via tutto. Torna il sereno in lei. Il suo sfogo finisce, la telefonata anche.
La mia giornata fatta di pensieri bui e di ricordi ancora vivi è invece ancora solo all'inizio.
Grazie anche questa volta per aver pensato solo a te stessa!
Ma chi me l'ha fatto fare di cambiare template al blog (eh freesia? hihihi)... Da quando ho abbandonato quello originale, vago alla ricerca della perfezione stilistica... Dopo tante prove e tanto girovagare, forse ho trovato questo, che mi rappresenta abbastanza... Che ne pensate? Lo tengo?
PS: stavolta la musica non è collegata direttamente al post, ma mi girava in testa da un po e l'ho messa!
L'ho fatto controvoglia, anzi parecchio controvoglia: stanco di una giornata lavorativa abbastanza pesante, arricchita dalla seconda lezione del corso di fotografia non ero molto propenso ad andare a cena fuori... Ma sono una persona di parola, e visto che avevo promesso di esserci già qualche giorno fa... Mi sono fatto coraggio e sono andato.
Il The Place (http://www.theplace.it/) è un posto accogliente, rilassante, forse anche pensando a questo il viaggio di andata è stato meno pesante. Ormai sono diventato di casa... Una presenza fissa: se continuo così mi daranno la palma di assiduità (sarò li anche domani sera) e ben presto daranno il mio nome ad una portata del menù... Vi immaginate... Le linguine alla Fabrizio... Che schifo...
Vabbè... Passiamo oltre!
Grazie alla raccomandazione di una amica, ci sediamo al tavolo più vicino al palco... Ripensandoci bene... Il tavolo era sul palco! Grazie Ale! Ehehehe Questa si è rivelata una scelta azzeccata, perchè in attesa dell'evento post cena il locale si è riempito in ogni ordine di posti!
Oltre alla cena, come sempre di ottima fattura, infatti la serata prevedeva l'esibizione di un duo sconosciuto ai più, ma fresco vincitore del Premio Tenco 2006 all'Ariston di Sanremo.
Lei, Petra Magoni, ha una voce mai sentita prima... Capace di tonalità baritone e acuti da spaccare i vetri, senza la minima goccia di sudore... Lui, Ferruccio Spinetti, è un virtuoso del contrabbasso. Insieme formano una coppia originale e davvero brava. Sono state due ore di concerto piacevolissime che hanno visto entrare nelle mie orecchie pezzi classici (Grease, Come together dei Beatles, Like a virgin di Madonna, Prendila così di Battisti ecc...), sapientemente ri-arrangiati per esaltare la loro bravura.
Bravi, veramente bravi. E alla fine è riuscita un'ottima serata, un mix perfetto di chiacchiere, cibo e buona musica... Da ripetere!
Ieri sera ho anche scoperto che il mio cellulare a fare le foto è un vero disastro. Guardate qua!
Musica: Magoni & Spinetti - I never can say goodbye.