mercoledì, 10 ottobre 2007
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Era un po che non passavo da queste parti. Non so il perchè. Voglia di staccare forse, di non sentirmi in obbligo di scrivere, di non mostrare gli angoli più nascosti del mio io...
Da qualche giorno, però, il pensiero va a splinder, al blog, alle persone che definire "amici" forse è troppo e "sconosciuti" troppo poco (fatta eccezione per alcuni casi)... Non so perchè, ma ho deciso di seguire il flusso dell'istinto e di lasciarmi guidare di nuovo qui.
Rimarrò forse, o magari tornerò dietro le quinte. Nel frattempo sono qui. E sono contento di essere tornato.
sabato, 05 maggio 2007
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Sono giorni strani questi.
I piedi ben piantati a terra
impediscono alla testa di volare,
ma non riescono a trattenere le mani
che gesticolano,
che esprimono la contentezza del cuore.
Ha ripreso a battere ad intervalli irregolari.
Forse.
Comunque vada sarà un successo.
E nel volto,
troppo a lungo solcato da rughe e stress,
si fa strada un sorriso.
Spontaneo, sincero.
Realizzo che il tempo scorre veloce:
passano le albe e i tramonti,
il mondo continua a girare
nonostante i miei pensieri ed i miei mali.
Non aspetta.
Ma stavolta non ho fretta.
Mi concedo il lusso dell'attesa.
Affacciato in finestra,
aspetto che il destino si compia.
In questi giorni strani,
le sensazioni sono positive,
sanno di estate e sole,
profumano di vita.
E io me le godo tutte.
Fino all'ultimo respiro.
Musica: The Doors - Strange days (Thievery Corporation remix).
venerdì, 20 aprile 2007
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Stanotte, tornando a casa, qualcosa in me deve essere cambiato. O forse è scattata una molla. Salito in macchina, contento per aver deliziato le mie orecchie con la musica di Mario Biondi e dei suoi fantastici High Five Quintet, mi sono reso conto di aver perso qualcosa. Ma niente di materiale. La frenesia e il nervosismo che hanno caratterizzato i miei ultimi 15 giorni è all'improvviso svanita. Di colpo. E così, dopo due settimane sempre a mille, diviso tra lavoro e piacere, vissuti senza un attimo di tregua, come fossi stato nel cestello di una lavatrice in centrifuga, le particelle spazio-temporali sembrano tornare a dilatarsi, almeno per ora.
Non ho particolarmente sonno, ma i movimenti sono calmi e distesi. Il piede destro spinge sull'acceleratore il minimo indispensabile per dare sostentamento al motore. Quello destro rimane a riposo, dopo aver martoriato la frizione nel traffico di Roma nei giorni scorsi. Il cambio non subisce il brusco e nervoso tocco della mia mano destra, che, anzi, ci si appoggia leggermente sopra. La sinistra mantiene la rotta in modo facile e rilassato. La strada davanti a me scorre lentamente. La velocità di punta è degna delle migliori condizioni di traffico sul raccordo. E io mi stupisco della calma con cui mi sto conducendo a casa.
Ho davanti a me dei giorni di ferie. Tanti. Non voluti, ma meritati. E forse, vista la reazione, necessari. Saranno quelli ad avermi dato la tranquillità che avevo perso? Forse si. Finalmente avrò un pò di tempo per me. Per i miei interessi. Per le mie passioni. Per la mia vita. Lo stress, lo affido per qualche tempo agli altri. Tenetemelo in salute, che passo a riprenderlo il 7 maggio!
Buon weekend a tutti!
Musica: Max Sedgley - Slowly (Misterlong remix).
PS: a causa di questo mio abbandono, altervista ha deciso di chiudermi il sito per inattività... Presto torneranno tutte le altre canzoni. Scusate il disagio
.
domenica, 08 aprile 2007
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A chiunque passerà da qui auguro una pasqua serena e piena di sorprese!


venerdì, 30 marzo 2007
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In questo periodo sono un pò confuso... Una confusione positiva. Cammino sempre a testa alta, così mi capita di osservare quello che mi gira intorno. Da qualche giorno a questa parte, è come se fosse cambiato qualcosa. Vedo addosso a me tanti occhi puntati. Tanto interesse. Sarà la primavera? Sarò io che sono più ricettivo? Forse... O forse no...
Fuori, bene o male, me la cavo. Dentro invece ho perso il controllo. Il caos cosmico. Lo status sociale in cui verso mio malgrado, alla mia età, mi porta a condurre una vita irregolare. La sera (e se è solo un pasto devo ringraziare il fatto che l'azienda per cui lavoro ha una mensa!), quei pochi giorni che sono a casa, mangio quando capita, quando mi va, quello che trovo. Il mio istinto di sopravvivenza mi permette di non avere mai il frigo vuoto, per fortuna. Dovrei solo avere con me un tutor, che mi affiancahi nelle incursioni tra gli scaffali del supermercato!
Dormo poco e male. La notte arriva sempre troppo tardi. E la sveglia suona sempre troppo presto. Faccio lo stesso sogno da giorni... Mi ritrovo, naufrago, su di una zattera, alla deriva in un mare di ormoni in tempesta. Sono frastornato dal richiamo di mille sirene. Non so da che parte guardare, dove provare a direzionarmi. Ma riesco a salvarmi. Vengo accolto da un'isola sperduta nell'oceano, di cui non conosco il punto sulla carta geografica. Poi l'inquadratura cambia. Un piccolo ramo tra le dita, scrivo sulla sabbia nomi che le onde del mare, dopo qualche attimo, non mi faranno più leggere. Puntuali. Io scrivo, loro arrivano a cancellare tutto. I nomi cambiano. Il risultato no.

Segnali?? Forse. Ma anche no. Probabilmente il mio ego ha già fatto la sua scelta. Aspetto solo che me la comunichi. Così anche io avrò il mio sole personale. Il mio sole privato. Tutto per me. Che spazzerà via le nuvole di confusione e irrequietezza che riempiono il mio cielo, come se non ci fossero mai state. Allora la notte più buia non mi ruberà più la luce. E i giorni piovosi saranno solo posti da visitare...
...Non ci avete capito niente?? Tranquilli, nemmeno io, ma ve l'ho detto che sono confuso! 
Musica: Ashley Slater - Private sunshine.
mercoledì, 21 marzo 2007
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Che strano questo tempo... Quando dovrebbe far freddo ci sono temperature caraibiche. Ti aspetti l'inizio della primavera più calda degli ultimi decenni e invece vieni gelato da una perturbazione proveniente dalla Groenlandia. Che strano, succede lo stesso nel mio microcosmo. Stesse sensazioni in mondi diversi. Paralleli forse. Sicuramente in simbiosi. Ti guardi nello specchio dell'anima e ti rendi conto, all'improvviso, di esserti scoperto troppo. Sei rimasto nudo, solo, davanti a te stesso. Te la prendi con il tuo ego riflesso, per esserti trovato in uno sbaglio che avevi promesso di non ripetere. Ancora una volta, troppo. Non faceva così caldo, ma non ci avevi fatto caso. O forse non avevi voluto. Un pò per gioco, un pò per fare il duro. Bravo! Ora hai i brividi. La pelle d'oca ti rizza ogni pelo attaccato alla cute. Ti avvolgi le braccia al corpo per darti un po di calore. Una bella sensazione, ma che ha il gusto del miraggio. Senti un impellente bisogno di coprirti. Il pensiero alla domenica prima, sereno e spensierato, in maniche di camicia, ti rende triste e malinconico. Proprio come il tempo. Che strano. Con un pò di amarezza e dispiacere, indossi di nuovo la maglia. No. Non quella della salute, fatta di lana. Quella di acciaio, che va sotto le armature. Quella che serve a rendere più resistente e meno perforabile la corazza. Chiudi tutte le finestre. E te ne stai al calduccio, rannicchiato dentro di te. Aspettando che fuori torni il sole.
Musica: Glenn Frey - Strange weather.
venerdì, 09 marzo 2007
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E così anche quest'anno ci siamo quasi. Il giorno più importante si avvicina. Meno di una settimana e saremo all'ennesimo giro di boa. Le previsioni meteo dicono che stavolta il lato di regata dovrebbe essere quello giusto. Quello dove soffia il vento. Che gonfierà la mia vela e la spingerà lontano. Ieri mio fratello mi ha chiamato e mi ha chiesto: "Fabrì che posso regalarti per il tuo compleanno?". La reazione iniziale è stata quella di rispondergli "Ma che domanda è?? E il gusto della sorpresa? Di scartare il pacco? No no Emanuè, non farmi niente, grazie".

Rimurginandoci sopra però, ho poi realizzato che questa domanda mi ha spiazzato. Mi ha dato un sacco di spunti. All'improvviso mi sono reso conto che il lavoro, pesante e pressante in questo periodo, mi ha fatto perdere contatto con la realtà. Che i giorni scorrono nel calendario, anche se io non lo guardo. Che non ho ancora pensato a cosa fare al mio compleanno. E che ho poco tempo per organizzare qualcosa di decente... Già... Cosa fare? Cosa voglio per regalo?
Pensandoci un pò superficialmente e distrattamente non mi viene in mente niente. Ho tutto quello che mi serve. Tranne i soldi. Ma quelli non mi piacerebbe riceverli. Anche se poi, come si fa a dire di no ad un mucchietto di banconote da 50 euro?? Abbigliamento no. Se ho bisogno di qualcosa, la compro a gusto mio. In questo periodo non sto leggendo molto e comunque ho tanti libri ancora da leggere. Come i dvd ancora da vedere. O i cd ancora da ascoltare. Non saprei...
In un attimo, però, l'illuminazione... Come ho fatto a non pensarci subito! Lo so da tempo cosa voglio. Quello di cui ho bisogno è solo un po più di tempo. Per trovare il modo di vivere meglio e al meglio la mia vita. Una scossa. Che mi svegli e mi faccia uscire dal torpore di questi giorni tutti uguali. Un pò di serenità. Per tornare ad essere la persona affabile ed amabile di qualche tempo fa. Non chiedo la felicità, no, quella viene dopo. Viene da se, una volta verificatesi alcune condizioni. E io mi accontento di poco. Di un passo alla volta.
Speriamo che qualcuno potrà regalarmi quello che chiedo.
...Quasi quasi richiamo mio fratello...
Musica: Air - All I need.
martedì, 27 febbraio 2007
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Una fiammella accesa quasi per gioco.
Da lontano.
Si alimenta quotidianamente,
con carbonella fatta di parole e sogni.
E scioglie come neve al sole
i fantasmi del passato.
Mattone dopo mattone,
i muri crollano.
Le difese si abbassano.
Per dar spazio al sentimento,
puro,
libero di bruciare.
Il fortino è quasi conquistato.
Messo a ferro e fuoco.
Un fuoco forgiato dal destino,
tanto forte quanto insicuro.
Qualcosa lo rende magico.
Qualcosa di te.
Sbaglierò,
ma gli errori fanno parte delle imperfezioni della vita,
ci vengono consegnati alla nascita.
In grandi quantità.
La rendono bella, imprevista
e alla fine ti rendi conto che
non è così male essere umani.
Musica: Anthony David - Something about you.
PS: lo so che gli originali sono sempre meglio delle cover, ma questa versione, rispetto a quella del 1986 dei Level 42, è più sensuale ed elegante. Più adatta a questo post. Spero vi piaccia.
venerdì, 23 febbraio 2007
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Una volta i credenti più devoti andavano in pellegrinaggio. Le loro mete erano tante. I miei nonni, ad esempio, mi raccontavano di essere stati spesso al Divino Amore a piedi. Uno dei 4 è andato per ben due volte a Lourdes. Lo stesso ha fatto mia madre. E ricordo con ammirazione quanto mi abbia colpito la storia del cammino che si fa per arrivare a Compostela, in Spagna, leggendo il libro di Paulo Coelho intitolato "Il cammino di Santiago". Non ho mai vissuto una esperienza del genere, però mi ha sempre affascinato sentirne parlare.
Per i giovani d'oggi, abisso cosmico di ignoranza rispetto alla generazioni passate di fenomeni, i luoghi di culto sono altri. I party esclusivi per alcuni, i centri sociali per altri. Ma non solo. Uno dei santuari del nuovo millennio ha un nome e un luogo di residenza: il famosissimo "Pippo", a Tivoli. Chi non è di Roma si starà chiedendo "E chi cazz'è sto Pippo? E che fa a Tivoli?"... Tranquilli, non siete soli. Fino a ieri sera anche io mi facevo la stessa domanda. A cui ora ho una risposta.
Pare che, già da qualche tempo, il sor Pippo sia il "paninaro" più amato della provincia romana. Così, dopo una corte spietata, cedo alle richieste dei miei amici e acconsento a farmi inizializzare al rito del suo panino. Mi avvertono che l'impresa non è facile e richiede una buona dose di autocontrollo. Si perchè bisogna aspettare l'orario di apertura, non proprio normale: le 23!
Quindi, armati di pazienza e nervi saldi per non cedere alle tentazioni della fame, una decina di noi, amici-colleghi, abbiamo deciso di affrontare la ventina di km che ci separano dalla cittadina laziale e ci diamo appuntamento verso le 20 fuori dai cancelli della società per cui lavoriamo. C'è aria di festa, non la provavo da tanto. Mi sento come il bambino che sta per partire per una gita di classe.
La notte, ma soprattutto la fame, divorano i km della Tiburtina. Una volta arrivati il più è fatto, manca solo qualche minuto all'orario di apertura. Lo stomaco emette strani gorgheggi. Il prossimo passo saranno i crampi... Resistere comincia a diventare impossibile. Soprattutto perchè poco distante c'è un'insegna luminosa che è più invitante delle sirene per Ulisse. Una "piadineria". E' aperta, e il sulla porta, il proprietario ci guarda con un ghigno di chi si fa beffa della sofferenza altrui misto alla richiesta di andarlo a trovare. Davanti alla saracinesca abbassata di Pippo c'è già un sacco di fila... La tentazione è forte. Ma ci facciamo forza a vicenda e resistiamo. L'ora x finalmente arriva e in men che non si dica il negozietto si riempie di gente. Il tempo di un batter d'occhi e davanti a me c'è il delirio.
Arrivo alla cassa con difficoltà e la prima cosa che mi stupisce è la pacatezza della signora che distribuisce fogli di carta numerati come fossero santini, incurante della ressa di persone che le si agitano davanti. La seconda è il mio numeretto, scritto nello scontrino. Ho il 68! Questo significa aspettare ancora. Il tempo passa e, intorno alle 23.40, piano piano, arriva il mio turno. Mi piazzo davanti al bancone come un bambino davanti alla vetrina di un negozio di dolci. Vedere come Pippo confeziona il panino vale da solo il viaggio e l'attesa. Quelle mani, attaccate ad un omaccione rozzo, smistano i condimenti con la grazia e la leggerezza di una ballerina classica che si muove sulle punte... I gesti sono armoniosi. "Impastare" l'insalata, far volteggiare in aria le bottiglie di olio, tutto sembra poesia... Un sogno... Ma forse sono solo gli effetti della fame. Comincio a sognare ad occhi aperti: il negozio diventa un enorme distesa deserta e io inseguo il mio panino tra le dune di sabbia cocente, rinfrescato solo dai rigagnoli di bavetta che mi scendono dalle labbra... Vengo riportato alla realtà dal modo con cui i carciofini cambiano forma sotto la mano possente dell'omone. Sottilette di carciofo, che andranno ad aumentare lo strato di "porcherie" tra le fette di pane.
Alla fine entro in possesso del tanto agognato "super-pippo", sfilatino ipercalorico dalle fattezze giunoniche! Faccio fatica ad addentarlo per quanto è alto, ma piano piano, al freddo della notte tiburtina, anche questa prova viene brillantemente superata. All'insegna della goliardìa e del divertimento. Si è fatta l'ora di rientrare alla base. Con il mega panozzo intenzionato ad agitare i nostri sonni. Non ci riuscirà.
Per darvi una minima idea di quello che ho vissuto, ho trovato questo video su youtube:
Musica: Pet Shop Boys - Paninaro (Italian Remix).
venerdì, 16 febbraio 2007
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La notte ha appena preso il posto di un pomeriggio interminabile, ricco di soddisfazioni. Eppure qualcosa... Qualcuno ha deciso che la giornata non sarebbe stata perfetta.
Lei è una bella ragazza, un'ottima biologa. Amante del suo lavoro. Amata da tutti. Stimata, ammirata e invidiata dai suoi colleghi. Ha successo nel lavoro e nella vita. A San Valentino ben 3 mazzi di fiori. Tutti senza la firma del mittente.
Lui è il suo diretto responsabile. Uomo maturo, colto, con il fiuto per le decisioni sbagliate. Nel lavoro e nella vita. Uno dei 3 ammiratori segreti. L'unico ad aver accompagnato il suo gesto con un bigliettino, anche se anonimo.
Lei raccoglie applausi a scena aperta. Conquista la platea con la sua conferenza studiata nei minimi particolari, con la sua abile arte oratoria. Lui la spia di nascosto, visibilmente geloso del suo successo, da mesi bramoso del suo corpo.
A cena si ritrovano allo stesso tavolo. Posti vicini. Come se fosse una clamorosa coincidenza. Non lo è. Mangiano uno accanto all'altra. Lui, godendo del successo ottenuto dalla sua pupilla prediletta. Lei visibilmente a disagio. Arrivano l'antipasto e poi il primo. Lei, palesemente infastidita dagli occhi di lui sempre addosso, si alza per andare a fumare una sigaretta. Per staccare un attimo da quella situazione divenuta insostenibile.
Lui pensa che sia il momento giusto per sferrare l'attacco decisivo. La raggiunge in terrazza.
Inizia a parlarle con una scusa banale, le fa i complimenti per la sua presentazione. Poi indugia, il suo volto si fa serio. Le chiede se le sono piaciuti i fiori. Ora è il volto di lei a farsi serio. Preoccupato. Come a presagire la sciagura. Lei capisce. Lui la guarda in silenzio e poi, come un cobra dopo aver studiato la preda, le salta addosso tentando di baciarla.
Lei è sbigottita, si sposta, si allontana di qualche metro. Comincia a tremare. Gli occhi lucidi. Non le escono le parole. Decide di rientrare. Li fuori non è più al sicuro. Lui resta immobile per qualche attimo. Forse capisce, si rende conto del suo gesto scriteriato. Poi torna al tavolo e si siede accanto a lei, che, in silenzio, si sforza di trattenere le lacrime. Lui tenta un gesto, prova ad attirare l'attenzione toccandole un braccio. Ma lei senza guardarlo lo allontana.
Forse lui vuole chiedergli scusa. Lei non ce la fa a stare lì seduta, a far finta di niente. Sta per esplodere davanti a tutti. Resiste. Esce di nuovo, tira fuori il cellulare dalla borsetta e chiama una voce amica. Il morale è a terra. Il mondo sembra crollarle addosso. Cerco di farle coraggio. Provo a trattenere la rabbia e, con tutta la scemenza di cui sono capace, faccio tornare il sorriso sul viso... Non è stato facile. E so che durerà poco stasera. Cerco di distrarla con mille frasi che parlano di noi. Si è fatto tardi. Lei deve tornare a casa. Io vorrei avere per le mani quel gentiluomo, così egoista da non pensare alle conseguenze del suo gesto insano, ma devo assolutamente dormire qualche ora. La sveglia non da scampo, nemmeno ai giustizieri da sogno come me.
Buonanotte piccola.

You better love loving
you better behave
You better love loving
you better behave
Woman in Chains
Woman in Chains
Calls her man the Great White Hope
Says she's fine, she'll always cope
Woman in Chains
Woman in Chains
Well I fell
lying and waiting is a poor man's deal
And I feel
hopelessly weighed down by your eyes of steel
Well, it's a world gone crazy
Keeps Woman in Chains
Woman in Chains
Woman in Chains
Trades her soul as skin and bone
Sells the only thing she owns
Woman in Chains
Woman in Chains
Men of Stone
Men of Stone
Well I feel
deep in your heart there are wounds time can't heal
And I feel
somebody somewhere is trying to breathe
Well you know what I mean
It's a world gone crazy
Keeps Woman in Chains
It's under my skin
but out of my hands
I'll tear it apart
but I won't understand
I will not accept
the Greatness of Man
World gone crazy
Keeps Woman in Chains
So Free Her
So Free Her
Musica e parole: Tears For Fears - Woman in chains.